
Monte Bianco - Via normale italiana dal Rifugio Gonella - Alpinismo e Avventure in Montagna
Monte Bianco
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Descrizione
AlpinismoÈ da quando ho iniziato ad amare la montagna che dopo ogni ascensione il pensiero si spinge sempre all’avventura successiva, non perché incapace di godermi il momento, il presente, ma perché ansioso di poter rivivere sulla mia pelle l’emozione di immaginare qualcosa, dargli forma e provare a raggiungerla. L’idea in se stessa è azione, perché mette in moto tutto quanto in nostro possesso per arrivare là dove vorremmo. Ne consegue che la soddisfazione e l’amarezza sono due lati della stessa medaglia, entrambe figlie del desiderio. Nel nostro caso, desiderio di vivere nuove avventure, e l’ambiente montano ne è ricco. Dopo un tentativo nel 2024, decidiamo quest’anno di riprovare a salire la via italiana del Monte Bianco. Parcheggiamo al Fréney in Val Veny (1600mt), sopra Courmayeur. Il parcheggio è dotato di un parchimetro, e se si hanno prenotazioni nei rifugi, inserendo la targa del veicolo, si ha diritto ad uno sconto. In alta stagione è consigliato arrivare presto per trovare posto, ma comunque è molto ampio, fino a 120 posti. In alternativa c’è una navetta gratuita che da Courmayeur porta fino alla sbarra situata nella parte alta della località La Visaille, oltre la quale non è più possibile proseguire.
Sono le 09:00 del mattino quando ci incamminiamo, ed in circa 0.10h raggiungiamo la sbarra. Questo primo tratto è perlopiù su strada asfaltata, cerchiamo tutti i tagli possibili e li percorriamo ed in circa 1.00h raggiungiamo la Cabane du Combal (1968mt), bel rifugio tra il lago Combal e il lago Miage, dove beviamo un buon caffè e facciamo due parole con il gestore. Ora inizia l’ascensione vera e propria, prendiamo il sentiero che sale dietro al rifugio, in alternativa si può proseguire anche diritti, perché tutti e due i sentieri (segnati con cartello giallo e scritta “Gonella”) portano all’accesso della morena del Miage: un imponente accumulo di detriti che delimita il ghiacciaio del Miage. Si risale l’argine della morena e quando si arriva sulla sua sommità si apre un paesaggio quasi apocalittico, km di rocce e sassi scuri alternati a ghiaccio sporco che fanno presagire subito che non sarà una passeggiata. Anche scendere al suo interno necessita di usare calma e piede fermo, è molto scoscesa e con roccette franose. I due punti migliori per scendere sono o all’inizio dell’argine, raggiungibile più facilmente dal sentiero che sale sopra la Combal, oppure alla fine, dove l’argine si interrompe per lasciare spazio alla costa rocciosa che lo delimita per tutta la sua lunghezza. Abbiamo optato per la prima, anche se ci ha costretto a percorrere all’interno della morena un tratto più lungo. Solo quando si vedono altri alpinisti all’interno della stessa piccoli come formiche ci si rende davvero conto della grandezza del luogo che si sta percorrendo. Non esiste una via vera e propria all’interno della morena, si deve decidere man mano si avanza, ogni tanto qualche ometto, ma si vedono un po' ovunque in base a dove si è in quel momento.
Noi decidiamo di avanzare stando più decentrati verso sinistra, e trovandoci ancora ad inizio stagione, in lontananza vediamo parecchi accumuli di neve: manna in mezzo a tutte quelle rocce. Puntiamo i vari nevai e tra sali e scendi ci portiamo in posizione avanzata, dove le rocce lasciano spazio solo alla neve, e poco prima ci fermiamo per mangiare qualcosa, è venuto ormai 12:00. Riprendiamo il cammino superando un gruppo di alpinisti impegnati anch’essi a recuperare energie, e ci portiamo sulla parte finale della morena, dove la traccia devia verso destra per intercettare la costa rocciosa che ci condurrà alla meta di questa prima giornata, il rifugio Francesco Gonella.
Saliti sulla costa ora il sentiero presenta evidenti bolloni gialli che ne indicano la via da percorrere. In base alla stagione si possono trovare alcuni piccoli nevai da attraversare orizzontalmente e, al bisogno, meglio dotarsi di ramponi anche per pochi metri. Saliamo a mezzacosta della parete, aggiriamo la stessa e ci troviamo paralleli alla seraccata che incombe più in basso alla nostra destra. Superato un nevaio più lungo iniziamo l’ultimo tratto che ci porterà al rifugio, tra canaponi, catene, scale e staffe, in 5.30h dalla partenza raggiungiamo il rifugio Francesco Gonella (3071mt). Birretta rigenerante e, memori della salita precedente, questa volta impieghiamo il tempo che ci rimane prima di cena per riposare, andiamo quindi a sdraiarci, mentre un temporale violento fa da sfondo.
Ore 18:30 cena, due chiacchiere, silenzio dalle 21:00 e tutti a “dormire”.
Ore 23:55 il suono della sveglia ci desta dal dormiveglia, ed in pochi minuti siamo già nella sala da pranzo dove ci attende una buona colazione per incamerare energie. Messi ramponi, imbrago e corda, alle 00:45 siamo pronti a partire. Abbiamo atteso qualche minuto per vedere se qualcun altro partisse per primo, così da aprire la strada, ma probabilmente la pensavamo tutti alla stessa maniera, e quindi decidiamo di farci carico noi di questa cosa. Partiti, subito dietro di noi altre due cordate da due membri ciascuna. Superato il rifugio passando per un piccolo nevaio in orizzontale percorriamo il costone per circa 10 minuti tra roccette fino ad intercettare il ghiacciaio del Dôme. Ora, la pioggia del pomeriggio precedente aveva smussato per bene la traccia, ma con la torcia riusciamo a scorgere abbastanza facilmente quello che ne è restato. Primo obiettivo è raggiungere la seraccata alta del ghiacciaio. In circa 2.00h la raggiungiamo comodamente zigzagando qua e là per aggirare i crepacci, una decina dei quali da superare con piccoli salti (sempre seguendo le tracce dei giorni precedenti). Superato il seracco alla sua sinistra proseguiamo fino a giungere all’attacco della cresta. Per raggiungerla la traccia devia a sinistra verso una rampa con pendenza di circa 45°, e date le condizioni buone della neve, riusciamo a salire direttamente sulle rocce che ne segnano l’inizio. Primo tratto della cresta su rocce che successivamente lasciano spazio alla neve, mentre nell’ultimo tratto si deve affrontare un misto. Con 0.45h di cresta raggiungiamo il Piton des Italiens. Ora c’è da prestare molta attenzione, al Piton si seguono le tracce a destra, la cresta diventa affilata in alcuni punti, sono necessarie calma e piede fermo. Superati i tratti più ostici si risale con facilità fino al Dôme de Goûter. Raggiunto si perde qualche metro di quota fino ad incrociare la via normale francese, ed in poco raggiungiamo, affrontando una buona pendenza, l’ultimo tratto che ci porta alla Capanna Vallot (4362mt), dove ci fermiamo per fare una pausa, mangiare qualcosa e soprattutto scaldarci. Al suo interno numerosi alpinisti provenienti dal Goûter con le coperte addosso, sembra una scena da film.Sono circa le 05:15 del mattino, 4.30h dal rifugio.
Ripresa qualche energia usciamo dal bivacco e finalmente la luce del sole inizia ad illuminare tutto intorno a noi e, soprattutto, fa alzare un poco le temperature. Raggiungiamo attraverso un colle l’inizio della cresta de Bosses, non affilata ma con una buona pendenza, circa 40°, ed in circa 2.00h raggiungiamo il tetto d’Europa, la vetta del Monte Bianco (4810mt), 6.45h dal rifugio. Non è possibile descrivere l’emozione provata, un misto di felicità e fatica, freddo e soddisfazione! Attorno a noi, niente, tutto sotto di noi…..!!
Qualche scatto per immortalare il momento, ma la giornata non è finita: dobbiamo scendere prima che il calore del giorno guasti la neve sulla cresta e sul ghiacciaio, quindi, nostro malgrado, dopo circa 0.15h, ci apprestiamo a seguire a ritroso la via appena percorsa, anche perché la nostra destinazione non sarà il rifugio Gonella, ma il parcheggio Freney!
In 4.00h siamo al rifugio, altre 4.00h e siamo alla Combal, dove salutiamo questo scorcio di meraviglia portando con noi un’esperienza davvero edificante.
Scheda tecnica
20/06/2026
Val Veny, Courmayeur (AO)
4810mt
PD+
(Vai a legenda)3200mt
Salita: 12.15h
Totale: 20.15h
(Dal parcheggio al Rifugio Gonella: 5.30h; dal rifugio alla vetta: 6.45h; dalla vetta al rifugio: 4.00h; dal rifugio al parcheggio 4.00h)
EdoardoNicola
Note
La salita al Monte Bianco è una classica dell’alpinismo, anche per questo abbiamo deciso di cimentarci in questa ascesa. La via Italiana, rispetto a quella Francese, è decisamente più tecnica e più lunga, ma per chi non è guida, o decide di salirci senza, è quella che ti dà la possibilità di prenotare, infatti al Goûter è quasi impossibile riuscirci. La morena del Miage è la più grande delle Alpi e almeno una volta nella vita è da visitare. I punti più delicati di tutta l’ascensione sono sicuramente l’attacco alla cresta, che in base alle condizioni è più o meno facile, ed il tratto subito dopo il Pitones, dove la cresta diventa aerea in alcuni punti. Il limite più grande, secondo me, è però la resistenza fisica, il Monte Bianco va affrontato con una buona preparazione atletica, mette a dura prova polmoni e gambe. Solitamente si pernotta al Gonella per due notti, ma non essendoci posti disponibili il secondo giorno, siamo dovuti scendere a valle diretti, ma tutto sommato, l’entusiasmo ha fatto sì che scendessimo senza nemmeno accusare troppo la stanchezza della giornata e del giorno precedente. Lungo la Val Veny ci sono parecchi camping a cui appoggiarsi per riposare una notte prima di affrontare il tragitto verso casa, spesso lungo. Che dire, quello del Monte Bianco è un pensiero che ci accompagna da decenni, e come dicevo prima, è stato bellissimo potergli dare compimento. Buona avventura a tutti!